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Il prurito anale

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Un bisogno irrefrenabile nel grattarsi, spesso violento e che si manifesta in ogni circostanza, rendendo la vita quotidiana molto complicata.

Il prurito anale può abbassare notevolmente la qualità della vita di chi ne è affetto, e può avere esacerbazioni importanti, intense ed invalidanti.

Comunemente, i pazienti che ne soffrono vanno incontro a periodi di remissioni e recidive, alternando situazioni di relativo benessere a momenti di intensa sofferenza.

Leggi questa pagina d’approfondimento per scoprire da cosa origina il prurito anale, come si manifesta e come si può trattare.

Che cos'è il prurito anale

Il prurito anale è quell’insieme di sensazioni che inducono il paziente a grattarsi l’ano, o la zona perianale.

Statisticamente, il fenomeno ha maggiore incidenza dell’uomo rispetto alla donna, ed è maggiormente prevalente tra la seconda e la terza decade della vita.

Eziologicamente, si può suddividere il prurito anale in due distinti gruppi:

  • Prurito anale secondario a cause organiche specifiche;
  • Prurito anale idiopatico

Come è subito ragionevole intuire, il prurito anale secondario è relativo a specifiche cause che, una volta risolte, determinano l’abolizione del sintomo.

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Le cause del prurito anale

Il prurito anale secondario è un sintomo, ed è il risultato di una patologia scatenante a monte.

Quasi sempre, la patologia origine del prurito è di natura proctologica: le emorroidi (con prolasso mucoso e meno associato), la ragade anale, le fistole, le criptite, le papille ipertrofiche, l’anite, le proctiti, le marische, l’idrosoadenite, il prolasso del retto, il carcinoma anale, il morbo di Paget a localizzazione anale, i condilomi anali, l’adenoma villoso del retto, la diarrea, l’ipotomia sfinteriale e le cicatrici essudative dopo chirurgia proctologica.

Tutte queste patologie, se non trattate, alla lunga provocano la macerazione della cute ano-perianale (chiamata anche ‘ano umido’), con conseguente dermatite o comunque irritazione cutanea e quindi prurito.

Una volta irritata ed infiammata, la cute può essere vittima di infezioni micotiche o batteriche, che a loro volta possono aggiungere ancora più prurito alla situazione di partenza.

Nel 20% dei pazienti che lamentano prurito anale di origine secondaria, si riscontrano casi di dermatiti perianali, a loro volta secondaria ad altra patologie come la ragade.

L’uso cronico di detergenti molto aggressivi, del frizionamento sbagliato in sede di pulizia con la carta igienica, i ripetuti ed eccessivi lavaggi possono portare allo scatenarsi della dermatite, e al conseguente prurito anale.

Anche l’uso di indumenti con tessuti sintetici, di nylon, colorati o il contatto con detersivi particolari possono provocare dermatiti da contatto, con relativo prurito anale.

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Alle cause esterne che possono causare le dermatiti, vanno considerate poi le patologie dermatologiche primitive che, sebbene rare, possono essere causa del prurito.

Tra queste, si deve considerare la psoriasi, il lichene piano, il lichene simplex, l’eczema e la leucoplachia.

Non bisogna poi tralasciare la possibilità di infezioni batteriche, virali o micotiche, che possono essere la causa di alcune situazioni di prurito anale.

Tra le infezioni batteriche di cui si ha la certezza che cauzioni prurito anale vi è quella da corynebacterium minutissimum.

Con il tipico aspetto a chiazze rosse, questa infezione può colpire la zona perianale ma anche ascelle e pieghe inguinali, causando sempre prurito localizzato.

Infezioni da sifilide anale (Treponema pallidum), la gonorrea retto-anale (Neisseria gonorrea), la tubercolosi anale (Bacillo di Koch) possono causare prurito anale, sebbene queste patologie siano attualmente confinate alle popolazioni emigrate dai paesi poveri, e colpiscano prevalentemente pazienti sottoposti a terapia immunosoppressiva o diabetici.

Il prurito anale può essere causato inoltre dall’impetigine, dalla foruncolosi o carbonchio da stafilococco e da Pseudomonas, dal Trichomonas per contaminazione dalla regione vulvare.ì

La candidosi perianale è un’infezione regionale che può colpire l’ano (specie i soggetti sottoposti a terapia steroide ed antibiotica protetta per lungo tempo), dando origine al prurito anale.

Parlando di infezioni virali, è un dato ormai accertato che pazienti affetti da condilomi accuminati (sintomo dell’infezione da virus del Papilloma umano) sviluppino con frequenza situazioni di prurito anale.

I condilomi possono interessare sia il canale anale, sia la zona perianale e sia i genitali, e le sostanze irritanti secrete dai papillomi possono causare il prurito anale.

Altre infezioni virali che possono portare alla compara del sintomo del prurito possono essere quelle causate dall’Herpes simplex genitale e dal mollusco contagioso.

Quando il prurito anale non riconosce nessuna causa scatenante si definisce idiopatico.

La manifestazione del prurito anale idiopatico è intermittente, e gli studi lasciano pensare che sia favorito da particolari condizioni psichiche.

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La sintomatologia del prurito anale

Il prurito anale è già di per sé un sintomo, ed è inteso come il bisogno irrefrenabile di grattarsi l'ano e la zona perianale.

Il prurito può essere cronico (il caso più grave) oppure periodico, in cui periodi di relativa quiete si alternano a momenti in cui il bisogno di grattarsi è impellente.

A seconda della causa che ha scatenato il prurito si possono associare allo stesso infiammazione ed arrossamento della zona perianale e perdite di muco, più o meno consistenti.

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La diagnosi del prurito anale

La diagnosi del prurito anale deve essere accompagnata da un perfetto inquadramento eziologico.

L’ampissima gamma di cause e di concause del prurito anale rendono l’anamnesi delicata, in cui la condotta clinica deve risultare esemplare.

Vanno ricercate tutte le tracce di malattie predisponenti pregresse, croniche o attuali che elencano patologie dismetaboliche, dermatologiche, proctologiche, ginecologiche, gastroenterologiche, psichiatriche e neurologiche, nonché nefrologiche e neoplastiche.

Devono altresì essere valutate le abitudini alimentari, igieniche, sessuali, nonché il paziente deve precisare il tipo di biancheria intima indossata, la carta igienica e tipi di sapone utilizzati durante la detersione.

Anche piccoli elementi di apparente scarsa importanza debbono essere considerati, e l’esame obiettivo generale deve prevedere anche una valutazione dermatologica, ricercando lesioni generalizzate o locali, e la presenza o meno di infezioni micotiche o parassitarie.

Nelle donne, è spesso consigliabile e necessario anche un esame ginecologico.

L’ispezione della cute deve valutare la presenza di arrossamenti, infiammazioni, lesioni da grattamento, ulcerazioni, cheratosi.

La diagnosi è completata dall’ispezione proctologica, volta a valutare le condizioni interne dell’ano e del retto, per escludere la presenza di altre patologie scatenanti il prurito.

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La terapia del prurito anale

L’indicazione terapeutica del prurito anale dipende dalla conoscenza della causa scatenante, dalla gravità e dalle caratteristiche del sintomo.

In via generale, in tutte le forme di prurito anale (soprattutto nella forma idiopatica) è di particolare importanza la cura dell’igiene locale.

La zona perianale non deve essere ripetutamente lavata, ma andrebbe mantenuta il più asciutta possibile.

Per la pulizia deve essere usata dell’acqua tiepida senza aggiunta di saponi o altre sostanze medicamentose, bisogna evitare l’uso della carta igienica comune, sostituendola con l’acqua o carta estremamente morbida.

Dopo avere attuato le norme igieniche e comportamentali potrebbe essere utile, qualora il sintomo persistesse, attuare una terapia sintomatica consigliando l’applicazione di pomate cortisoniche (idrocortisone).

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Nei casi gravi di prurito soprattutto notturno può essere necessaria la somministrazione di sedativi per consentire il sonno.

Per prurito anale idiopatico sono stati proposti diversi trattamenti la maggior parte basati nell’iniezione locale di diverse sostanze.

L’iniezione di anestetici locali ha un effetto incompleto e transitorio, mentre l’utilizzo di iniezioni intradermiche di alcool ha lo scopo di produrre una distruzione temporanea delle terminazioni nervose.

L’infiltrazione alcolica è estremamente irritante e dolorosa e spesso prevede l’anestesia generale, inoltre vi è pericolo di necrosi locali o di infezioni.

Alcuni Autori propongono l’infiltrazione della cute perianale con blu di metilene all’1%, mentre altri indicano la fototerapia all’ultravioletto nella banda della luce solare.

In alcuni casi di prurito anale idiopatico è necessario correggere i disturbi neurovegetativi correlati, somministrando ansiolitici e tranquillanti e sono stati proposti anche trattamenti psicoterapici ed ipnotici.

E’ stata proposta anche una terapia chirurgica del prurito anale idiopatico che prevede la devernazione della cute perianale, mediante incisioni profonde o l’escissione della cute anale o perianale.

Risultati discordanti si sono avuti con la Radioterapia che alcuni Autori propongono con risoluzione totale e permanente, mentre in altre casistiche la riduzione del sintomo è stata solo temporanea.

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Lo specialista che cura il prurito anale

Il prurito anale è una problematica estremamente complessa, che richiede una conoscenza iper-specialistica dell'ano e del retto.

Il Medico che se ne occupa è quindi il Proctologo: un professionista specializzato esclusivamente nella parte finale del tratto gastrointestinale, con profonda conoscenza del canale anale e di tutte le patologie che possono colpirlo.

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  • Le cause del prurito anale possono essere molteplici, e di svariata natura;
  • Qualsiasi sia la causa scatenante del prurito anale, una doviziosa cura ed igiene della cute sono sempre essenziali;
  • Il Medico specializzato nella diagnosi e nella terapia del prurito anale è il professionista Proctologo
Il Dott. Attilio Nicastro è un chirurgo colonproctologo specializzato nel trattamento delle patologie del colon, del retto e dell’ano.
Da anni studia e sperimenta tecnologie chirurgiche a bassa invasività e con basso dolore post operatorio per risolvere nel modo meno traumatico possibile i problemi di prolasso emorroidale, di ragadi e di fistole anali.
Nel corso della sua trentennale professione, ha operato con successo migliaia di pazienti affetti da patologia emorroidale, avendo sempre un particolare riguardo verso l’importanza di conservare la normale funzionalità anale, garantendo al contempo risultati duraturi.
Il Dott. Attilio Nicastro opera come Responsabile nel Dipartimento di Colonproctologia dell’European Hospital di Roma, e riceve nei suoi studi di Roma, Milano, Lecce e Lamezia Terme.
Per maggiori informazioni su tutte le attività di studio e ricerca del dottor Attilio Nicastro, puoi visionare il suo sito web attilionicastro.it oppure collegarti alla sua pagina personale Facebook seguendo questo indirizzo.
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